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Medito come farli incontrare

Almeno si era fatta i capelli, che dalla parrucchiera non ci andava mai, non c’era tempo e poi era inutile che tanto a suo marito mica sarebbe venuto spontaneo farle un complimento, avrebbe dovuto elemosinarlo, come tutto del resto.

C’era stato un periodo nella sua vita in cui non aveva dovuto elemosinare proprio nulla, erano gli anni del boom quelli un cui Luisa era ricca e ogni cosa poteva permettersela, bastava comprarla. Forse si era comprata anche il marito, dicevano in giro…

Quante cose dicevano in giro, dicevano anche che la vicina di casa portasse a casa uomini diversi mentre il marito era in trasferta per lavoro, dicevano anche, che il marito in queste trasferte si dilettasse con ragazzi giovani che tonificavano il suo ego di scrittore fallito relegato alla vendita di spazi commerciale su riviste in cui aveva sempre sognato di scrivere.

In un piccolo paese tutti hanno una voce da far girare come per distrarre l’attenzione da una vita non certo priva di cose di cui vergognarsi un po’.

Anche Luisa si vergognava talvolta di aver scelto di essere solo una mamma e una casalinga, lei che aveva visto fallire la sua azienda perché non aveva avuto il coraggio di anteporla alla famiglia, lei che se tutto fosse successo prima dei suoi tre figli avrebbe accettato senza timori l’espansione del business in Oriente. Si vergognava un po’ di non aver avuto coraggio, ma poi si chiedeva quando si sarebbe vergognata di non conoscere l’andamento scolastico della sua ragazza o le partite di basket dei suoi gemellini, ed era certa di aver scelto il male minore, di aver fatto la cosa giusta.

Che la vita è fatta di grandi scelte te lo insegnano già quando sei bambina ma sono da adulta capisci che certe scelte sono solo un rinunciare più che uno scegliere.

E ora gestiva una famiglia con il solo stipendio del marito impiegato e passeggiava fiera verso il discount con i suoi capelli in forma perfetta pagati risparmiando su detersivi e bollette, che comunque le abilità di amministratrice mica le aveva perse, le usava ogni giorno con grande maestria, peccato che nessuno se ne rendesse conto, nessuno capiva che senza i suoi no, le scarpe nuove come le sognavano non se le sarebbero mai potute permettere. Nessuno sapeva che le bollette pagate con puntuale ritardo consentivano la liquidità per quella pizza a fine mese, per tutti era quella che non lavorava e se ne stava a casa per il gusto di farsi lunghe passeggiate mentre i figli erano a scuola.

Si fermò al reparto verdura pensando un modo per usare i peperoni in offerta e le venne  da pensare come prima di ogni verbo di critica o giudizio mettesse sempre il soggetto tutti, mentre davanti ai verbi di senso opposto mettesse sempre un nessuno; e si sentì in colpa ancora un po’ per essere quel tipo di donna che si autocommisera e valuta il proprio valore solo dalle parole altrui. Quella del “tutti mi criticano, nessuno mi comprende” oddio che patetico modo di guardarsi aveva.

Alla fine i peperoni non li prese nemmeno che aveva le palle per terra e per cena due spaghetti sarebbero andati più che bene, che tanto resa e sbattimento nelle cena non avevano mai una correlazione diretta.

Milano era una città bastarda in autunno, ti nascondeva il sole per giorni interi, come a ricordarti che era lei la padrona e per Enrico che si svegliava alla 5 ogni mattina era davvero uno scherzo di pessimo gusto.

Guidare il tram era quello che faceva da 20 anni e in fondo era un mestiere che gli piaceva, si sentiva utile e aveva sempre un motivo per sorridere ed essere di buon umore, in un mondo in cui il buonumore pare una sorta di limite mentale, che se sai godere delle piccole cose devi essere per forza una mente semplice e se sei una mente semplice senza troppe seghe mentali rinunci al fascino del colto tormentato, che a Milano è sempre l’ultimo grido.

Anche lui all’ultimo grido aveva un sacco di cose mica come i suoi colleghi che mettevano calzini e sandali sotto la divisa, lui ci teneva ad apparire al meglio di ciò che era sempre, in fondo il suo “umile” lavoro non era poi tanto misero per uno come lui che non aveva paura di straordinari anche nei giorni festivi, tanto a casa era spesso solo visto che anche la moglie con la sua attività in proprio era sempre fuori, tanto valeva impiegare il tempo in cose che rendessero almeno da un punto di vista economico.

Questi sono i tempi in cui le cose devi poterle misurare in centimetri in chili o in Euro l’importante è poter dire chi ha troppo e chi non ha abbastanza, e lui in ogni sistema di misura era messo bene, era alto abbastanza, non pesava troppo e poteva permettersi un sacco di capricci, a parte le ferie, che tempo quello non ne aveva mai e se lo aveva era nel momento sbagliato

Ma anche con il tempo aveva risolto, perché lui sapeva risolvere sempre tutto, lo diceva anche lei. Era stato bravo a tenere sveglio il giovane che era in lui e tenere viva la passione per la cultura hiphop che aveva mangiato da ragazzino e anche quella era riuscito a monetizzare che in fondo il tempo per dipingere finiva pagato da quando un amico architetto rivendeva i suoi lavori ed era una gratifica concreta più dei “mi piace” che riceveva sui social.

I social gli regalavano anche un sacco di altre soddisfazioni, gestiva un vero e proprio harem, a lui con le donne era sempre venuta facile, gli uomini gentili di natura sono così rari e lui le faceva innamorare anche se non voleva, bastava essere gentile.

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